"Meditazione"
"Tra sogno e realtà"
"Sintesi"
Questi quadri fanno parte di una trilogia che si ispira al percorso triadico
Hegeliano (tesi, antitesi, sintesi):
Tesi = "Meditazione": l'uomo si rende conto della necessità
della speculazione, ma anche delle difficoltà che questa comporta.
Antitesi = "Tra Sogno e Realtà": l'uomo, instaurato un
contatto con l'oggetto della sua speculazione, sperimenta l'aspetto
traumatico della scoperta.
Sintesi = "Sintesi": conclusivo della triade, mostra un uomo
in equilibrio tra l'essere ed il creare.
Dei tre qui non è presente "Meditazione" perché irreparabilmente danneggiato.
Era composto da una tela bianca rappresentante un vortice di colori
(cera, colori ad olio) e da un braccio di creta, alto 1.5 metri posto
a terra anteriormente al quadro stesso, con in mano una cornice vuota.
Il vortice rappresentava l'oggetto della speculazione (caos),
il braccio un aiuto dall'esterno che non faceva altro che inquadrare
in modo differente il caos già visibile sulla tela.
"SINTESI"
In questo quadro è rappresentata la creazione di Adamo di Michelangelo:
la scena è però vista direttamente attraverso gli occhi di Dio e mostra
un uomo in equilibrio tra l'essere ed il creare. Un equilibrio tutto
hegeliano: dalla tesi all'antitesi fino alla sintesi verso la creazione
di costanti punti fermi.
L'opera mostra al mondo ciò che ciascuno di noi vuole esibire come propria
creazione del momento.
Non viene però mostrata completamente la vera forma di quella statuaria
idea, perché come l'uomo si vanta delle conquiste che riesce a portare a
termine, così allo stesso tempo non vorrà mai spiegare i motivi e le ragioni
del suo stesso agire.
Il mondo delle creazioni è un lontano eco dei veri intenti della gente.
Lo scopo è quindi quello di riuscire a creare potendo guardare negli occhi
la propria creazione, come Dio nel quadro guarda Adamo, e di non mostrare
un subdolo atteggiamento per falsare ipocritamente il proprio mondo.
In questo modo la creazione diventa il lato meno importante dell'agire stesso.
Solo così ci si rende conto che creare e saper osservare la propria opera è
solo un mettersi alla prova e che la vera conquista, ciò di cui non potremo
mai vantarci, è quello che non potremo mai spiegare e mostrare a nessuno:
la coscienza di esistere.
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